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I diversi ambiti della Responsabilità Professionale Sanitaria
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qualit Uomo Pelle in Mocassini di da Casual Alta yEqRUw0vK 1. La Responsabilità Disciplinare
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La responsabilità disciplinare è una forma di responsabilità aggiuntiva rispetto alla penale, alla civile ed all'amministrativa, nella quale incorre il lavoratore, sia esso pubblico che privato, nel momento in cui non osservi gli obblighi contrattualmente assunti.
Per ciò che concerne i medici dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale, la responsabilità disciplinare trova applicazione nei confronti di tutti i dipendenti pubblici ed i dirigenti, ed ha fondamento diretto nel Codice Civile, sul presupposto, appunto, di sanzionare gli inadempimenti contrattuali del lavoratore: l'esercizio del potere disciplinare è strumento atto a prevenire e contrastare la corruzione dei pubblici uffici, seppur in maniera parziale e limitata (non andando infatti a contemplare la sfera politica) ed ha il pregio di chiamare in causa la responsabilità individuale dei dirigenti e dipendenti. [1]
È per definizione una responsabilità soggettiva, con fondamento civilistico, in quanto si basa, necessariamente, sul è presupposto che un certo comportamento sia imputabile all'attore a titolo di dolo o di colpa. [2]
La responsabilità disciplinare di tutti i dipendenti pubblici è disciplinata in generale dall'art. 2106 Cod.Civ. (che fissa il principio di proporzionalità tra infrazione e sanzione), ed attualmente, in maniera specifica dalla Legge n.15/2009, art.7 [3], dal D.lgs n.150/2009 [4](di attuazione della predetta Legge) e dal D.L. n.78/2010 [5]; la legge statuisce che è la contrattazione collettiva a stabilire la tipologia di infrazioni e le sanzioni relative, determinando i diritti e gli obblighi direttamente pertinenti al rapporto di lavoro. Spetta invece a ciascuna amministrazione, secondo proprio ordinamento, individuare l'ufficio competente per la materia disciplinare, sia per l'istruzione dei procedimenti che per l'irrogazione di sanzioni.la natura giuridica del procedimento disciplinare punitivo e delle sanzioni inflitte è di natura privatistica, costituendo una reazione sinallagmatica, concordata pattiziamente tra datore di lavoro e lavoratore a fronte di inadempimenti contrattuali (del dipendente o del dirigente).
Per espressa volontà legislativa (art.55 D.lgs n.165/2001) le norme hanno forza imperativa, mirando a precludere, attraverso il meccanismo degli artt.1339 e 1419, comma 2 Cod. Civ., la possibilità di qualsiasi intervento in materia della contrattazione collettiva. Inoltre l'art.40 del D.lgs. n. 165 del 2001 (nella modifica introdotta dall'art.54 del D.lgs. n. 150 del 2009) dispone che in alcune materie, tra le quali quella relativa alle sanzioni disciplinari, la contrattazione collettiva è consentita nei limiti esclusivi previsti dalle norme di legge. È previsto inoltre l'obbligo di affissione in luogo accessibile, e pertanto conoscibile per tutti i lavoratori, del Codice Disciplinare adottato dall'azienda, la quale deve attivarsi perché lo stesso sia accessibile per conoscenza a tutti i dipendenti, tanto che la non osservanza della pubblicità del Codice determina la nullità della sanzione inflitta, salvo che non si tratti di coportamento immediatamente percepibile dal lavoratore come illecito in quanto contrario al così detto "minimo etico", o a norme di rilevanza penale.
Nel caso in cui vi sia un contestuale procedimento penale, il D.lgs 150/2009 all'art. 55 ter stabilisce che: "1. Il procedimento disciplinare, che abbia ad oggetto, in tutto o in parte, fatti in relazione ai quali procede l'autorità giudiziaria, è proseguito e concluso anche in pendenza del procedimento penale. Per le infrazioni di minore gravità, di cui all'articolo 55-bis, comma 1, primo periodo, non è ammessa la sospensione del procedimento. Per le infrazioni di maggiore gravità, di cui all'articolo 55-bis, comma 1, secondo periodo, l'ufficio competente, nei casi di particolare complessità dell'accertamento del fatto addebitato al dipendente e quando all'esito dell'istruttoria non dispone di elementi sufficienti a motivare l'irrogazione della sanzione, può sospendere il procedimento disciplinare fino al termine di quello penale, salva la possibilità di adottare la sospensione o altri strumenti cautelari nei confronti del dipendente.
2. Se il procedimento disciplinare, non sospeso, si conclude con l'irrogazione di una sanzione e, successivamente, il procedimento penale viene definito con una sentenza irrevocabile di assoluzione che riconosce che il fatto addebitato al dipendente non sussiste o non costituisce illecito penale o che il dipendente medesimo non lo ha commesso, l'autorità competente, ad istanza di parte da proporsi entro il termine di decadenza di sei mesi dall'irrevocabilità della pronuncia penale, riapre il procedimento disciplinare per modificarne o confermarne l'atto conclusivo in relazione all'esito del giudizio penale.
3. Se il procedimento disciplinare si conclude con l'archiviazione ed il processo penale con una sentenza irrevocabile di condanna, l'autorità competente riapre il procedimento disciplinare per adeguare le determinazioni conclusive all'esito del giudizio penale. Il procedimento disciplinare è riaperto, altresì, se dalla sentenza irrevocabile di condanna risulta che il fatto addebitabile al dipendente in sede disciplinare comporta la sanzione del licenziamento, mentre ne è stata applicata una diversa. 4. Nei casi di cui ai commi 1, 2 e 3 il procedimento disciplinare è, rispettivamente, ripreso o riaperto entro sessanta giorni dalla comunicazione della sentenza all'amministrazione di appartenenza del lavoratore ovvero dalla presentazione dell'istanza di riapertura ed è concluso entro centottanta giorni dalla ripresa o dalla riapertura. La ripresa o la riapertura avvengono mediante il rinnovo della contestazione dell'addebito da parte dell'autorità disciplinare competente ed il procedimento prosegue secondo quanto previsto nell'articolo 55-bis. Ai fini delle determinazioni conclusive, l'autorità procedente, nel procedimento disciplinare ripreso o riaperto, applica le disposizioni dell'articolo 653, commi 1 ed 1-bis, del codice di procedura penale".

In sintesi, è sancita l'autonomia dello svolgimento del processo disciplinare rispetto al penale, anche se effettuati in "parallelo".
Per ciò che concerne i dipendenti pubblici, le nuove norme hanno apportato una maggiore attenzione alla misurazione e valutazione delle performance individuali, con estrema attenzione appunto al rigore dell'azione disciplinare ed alla sua effettività, apportate tramite una maggiore responsabilizzazione dei dirigenti titolari del potere disciplinare stesso.
L'azione disciplinare, nel settore pubblico, è doverosa, poiché "non risponde (soltanto) ad una logica aziendalistica, ma, almeno in parte, alla logica pubblicistica del perseguimento di interessi generali" [6], e ciò a norma dell'art. 55 sexies, comma III, del D.lgs 165/2001, per il quale il mancato esercizio o la decadenza dell'azione disciplinare, per omissione o ritardo, in assenza di giustificato motivo, degli atti del procedimento disciplinare ovvero a seguito di valutazioni sull'insussistenza dell'illecito disciplinare che appaiano irragionevoli o manifestamente infondate, comporta la responsabilità disciplinare in capo all'inerte (o colluso) dirigente: ciò non consente, certamente, alcuno spazio a valutazioni sulla opportunità o meno dell'esercizio dell'azione disciplinare stessa.
Le sanzioni disciplinari sono individuate, come detto, dalla contrattazione collettiva nazionale.
I dirigenti del S.S.N. non possono essere sottoposti a sanzioni di tipo conservativo (ossia rimprovero verbale, rimprovero scritto (censura), multa, sospensione dal servizio e dalla retribuzione, cui possono essere sottoposti i dipendenti): l'unica sanzione disciplinare applicabile è il licenziamento (sia esso con o senza preavviso).
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[1]Barrera P.: "La responsabilità disciplinare dei dipendenti pubblici", I quaderni di Astrid, consultabile online all'indirizzo http://www.astrid-online.it/rassegna/Rassegna-29/12-11-2010/Barrera.pdf, ultima consultazione 01.2012
RICO Black da Pikolinos 03A V15 PUERTO mocassini uomo Nero [2]Casella A.: "La responsabilità disciplinare della dirigenza del S.S.N.: indirizzi applicativi", Ragiusan, n.222, pagg.402 e sgg.
V15 03A RICO PUERTO Nero da Black mocassini Pikolinos uomo [3]Legge 4 marzo 2009, n. 15: "Delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonché disposizioni integrative delle funzioni attribuite al Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e alla Corte dei Conti", pubblicata in G.U. del 5 marzo 2009, n. 53
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[4]Decreto Legislativo del 27 ottobre 2009, n. 150: RICO uomo PUERTO mocassini 03A Nero Black Pikolinos V15 da "Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni", pubblicato in G.U. del 31 ottobre 2009, n. 254, S.O. n. 197
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[5]Decreto Legge del 31 maggio 2010, n. 78: "Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica", convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, Legge 30 luglio 2010, n.122: "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica", pubblicata in G.U. del 30 luglio 2010, n. 176
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[6]Mattarella B.G.: "La responsabilità disciplinare", Giornale di diritto amministrativo, n.1/2010, pag.37<